mercoledì 19 marzo 2014

Un'estate in città - I parte: Padova.


Ci sono vacanze inadatte.
Se ad uno che vuole l'agosto casa-spiaggia-spiaggia-casa vieti lo sciafsciaf estivo, molto probabilmente ti tirerà dietro il trolley con cui vuoi partire per una qualsiasi capitale europea.
Idem se obblighi un intollerante alla staticità balneare: al posto della valigia ti lancerà contro la pasta fredda che gli appioppi all'ora di pranzo.

2012.
La mia vacanza inadatta, talmente inadatta che avevo dimenticato di scriverci su un post.
Avevo voglia di un agosto casalingo, nella mia Torino: traffico, uscite con chi non è partito, lente passeggiate nelle vie più silenziose del centro, fresche serate in un dehor.
Invece ero in una delle classiche mete liguri dove la modalità "vita quotidiana" non è contemplata.
Sole. Famiglie. Bancarelle.

Pensavo che la mia salvezza sarebbe stata quella casa nel centro di Padova, prestata da conoscenti: in fondo è una città, e le città non possono concedersi vacanze.
Errato.
Il mio entusiasmo nel vedere Piazza Prato della Valle semi deserta è stato pari a quello che prova un bambino convinto di andare a Gardaland e invece dirottato nel paesino dove abita la nonna. Quella antipatica.

Così ho deciso: Padova fa schifo.

Qualche giorno fa, sistemando un po' la marea di immagini sparse nel pc, ho ritrovate le foto della vacanza.
E quella città, la stessa che un paio di anni fa non vedevo l'ora di lasciarmi alle spalle, mi è piaciuta.


Perchè mi sono ricordata del tramonto arancione che scendeva proprio su Prato della Valle, prima che la piazza si accendesse di lampioni, e le statue perdessero la loro freddezza nel morbido riflesso del canale che circonda l'isoletta centrale.


Mi sono venuti in mente i portici e le vie che nel silenzio delle mattinate deserte si concedevano ai pochi rimasti in città.
  

E quando è ora che la quiete lasci posto ad un po' di contatto umano, prendi Via Umberto I, che diventa Via Roma e ancora Via VIII Febbraio.
Supera la barriera di negozi e bar, e addentrati nelle vie capillari, intime ed ombreggiate.
Non farti mancare Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta; vivile di giorno, respirando l'odore di terra e di verdura, e gustale di sera con l'aperitivo.

 
  


La sera di Ferragosto il cielo sopra Prato della Valle diventa lo schermo per i fuochi d'artificio che sovrastano la festa nella piazza.

  

Padova. Per me è stato a lungo il nome di una provincia sconosciuta.
Non sapevo degli affreschi di Giotto all'interno della Cappella degli Scrovegni (se vai con il caldo, portati comunque una maglia, viste le temperature basse all'interno), nè ricordavo della Basilica di Sant'Antonio.


E se in estate nella città regna la quiete, all'Orto Botanico o sulle colline fuori dai maggiori centri abitati puoi trovare piccoli e grandi paradisi verdi, dove rallentare il passo e la mente.




Ripensandoci, Padova non è per nulla una brutta città; merita -eccome- una seconda opportunità.



Continua...con Venezia.

9 commenti:

  1. E' vero, le città d'estate, deserte e cotte dal sole, hanno un loro fascino, e tu l'hai ben descritto in questa città che hai riscoperto! Mi hai fatto venire voglia di andarla a visitare una domenica di queste, primaverile e col cielo terso.
    E poi, che foto! Stupende.

    un abbraccio!

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  2. Ali <3 Ma lo sai che non sono mai stata a Padova? Stupende le tue foto e, comunque, tutto merita una seconda opportunità se senti che ne valga la pena... e qui credo sia proprio così :) Ti abbraccio forte forte, grazie per questo bel post! Aspetto Venezia :) :**

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  3. che scatti meravigliosi!
    Io ricordo vagamente una Padova tranquilla, signorile, elegante.
    Ricordo il Prato della Valle, immenso e verde, verdissimo.
    Grazie per queste belle foto.
    Grazie per essere tornata :)
    Ti aspettavo!

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  4. Peccato per i padovani che fanno davvero schifo

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  5. Peccato per i padovani che fanno schifo!!

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